Il progetto della Regione Veneto riguardo l’organizzazione dei treni regionali viene presentato dall’Assessore Chisso come un cambiamento epocale di approccio al trasporto ferroviario per i pendolari. Ma la verità è che una finta rivoluzione maschera una serie di proposte insufficienti con il rischio concreto di un drammatico passo indietro. Lancio un appello e mi rivolgo perciò alle istituzioni regionali perché non perdano questa occasione: Vicenza può e deve diventare un nodo di collegamento tra l’asse principale Milano-Venezia e i centri della provincia. È una sfida da raccogliere, certo che per farlo servono investimenti, che al momento sembrano lontani.
Ogni pendolare si rende quotidianamente conto di una realtà basilare che la Regione Veneto pare aver dimenticato. Senza investimenti, il trasporto ferroviario non può funzionare. Anche l’enfasi dell’Assessore sull’orario cadenzato è un abbaglio. In Europa l’orario cadenzato è un sistema frequente e puntuale di coincidenze. Da noi è una scommessa, una corsa a ostacoli, con un numero di corse ridotto, treni in ritardo e connessioni con i nodi decentrati della rete sempre più impegnative per i viaggiatori.
Dovrebbe riflettere anche il Presidente Luca Zaia. La Lega Nord si riempie la bocca con le chiacchiere sulla “macroregione del Nord”, ma oltre a sospendere i collegamenti diretti Venezia-Milano, pare che la Lombardia stia valutando di rendere Desenzano capolinea della tratta, creando un vuoto che diventerebbe pressoché incolmabile. Per migliorare il servizio reso ai pendolari non c’è alternativa ad una scelta politica generale. Servono più risorse per il trasporto ferroviario. Il Veneto è già, come evidenziato da anni nel rapporto Pendolaria, il fanalino di coda per investimenti su questo fronte. Con Zaia e Chisso, anziché migliorare, il ritardo sembra aggravarsi ancora di più.
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mercoledì 24 luglio 2013
TAGLI AI TRENI REGIONALI: REGIONE NON PERDA L'OCCASIONE, VICENZA COME INTERSCAMBIO
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sabato 27 aprile 2013
LE RISPOSTE DI CHISSO ALLA SERRACCHIANI
A stretto giro di posta, come si suol dire, è arrivata la replica dell'assessore regionale del Veneto alle
infrastrutture Renato Chisso alle dichiarazioni della nuova Presidente del Friuli.
"Se il buon giorno si vede dal mattino, allora ci attendono pessime giornate con la nuova presidente Serracchiani, che evidentemente considera il Veneto alla stregua di un protettorato del Friuli Venezia Giulia, per cui lei mette bocca su tutto per tutti. Beh, mi spiace deluderla: per i veneti decidono i veneti" esordisce Chisso sul Corriere del Veneto.
Serracchiani dice che per colpa del Veneto, ed in particolare della sua insistenza sul «tracciato balneare », si è perso tempo nella costruzione della Tav tra Venezia e Trieste.
«I tracciati non c’entrano nulla, la Tav è bloccata perché mancano i fondi. Lo Stato non ha soldi. Prova ne sia che prima della Venezia-Trieste, su cui potremmo pure discutere visto che per il Veneto è altrettanto interessante lo sbocco a Nord, verso Vienna, il governo deve sciogliere il nodo della Verona-Padova che è, in una parola, ferma».
Lei insiste sul tracciato lungo le spiagge? «Voglio che l’Alta Capacità/ Alta Velocità si faccia e sono aperto a qualsiasi soluzione. So che il commissario Mainardi sta lavorando sull’affiancamento alla linea esistente (Serracchiani è favorevole, ndr.), un’ipotesi che ha però di fronte a sé un ostacolo che mi pare insuperabile, vista la scarsità di risorse: come verrebbero bypassati i paesi attraversati dall’allargamento dei binari? Dove si troverebbero i soldi per le gallerie? Oppure pensano di sventrare i centri abitati? Come si vede il problema è complesso e si risolve con difficili mediazioni, non con battute estemporanee come quelle della presidente».
Tornando per un attimo sui binari, si deve perdere ogni speranza di vedere in funzione il sistema metropolitano Smfr? «I lavori proseguono senza sosta, basta leggersi le delibere. Abbiamo chiuso con Rfi l’accordo sull’orario cadenzato, tra giugno e settembre arriveranno i nuovi convogli… ».
Ma a giugno non doveva partire il servizio cadenzato? «E’ slittato tra settembre e novembre».
Intanto le autostrade si svuotano. Ha ancora senso continuare a costruirne, dalla Pedemontana alla Nogara Mare passando per la nuova Valsugana e la Valdastico Nord? «Dio ci scampi da un ragionamento del genere, ci riporta indietro di vent’anni, alle opere bloccate per legge. La crisi, e con essa la riduzione dei flussi di traffico, non sarà infinita e quando l’Italia ripartirà non possiamo farci trovare impreparati. Sarebbe catastrofico ». E le opere, nonostante le inchieste, si devono sempre fare in project financing. «Se si vogliono fare, sì. Altrimenti mi dicano dove trovare i soldi».
Come volevasi dimostrare. Per il Veneto le logiche non sono cambiate.
infrastrutture Renato Chisso alle dichiarazioni della nuova Presidente del Friuli.
"Se il buon giorno si vede dal mattino, allora ci attendono pessime giornate con la nuova presidente Serracchiani, che evidentemente considera il Veneto alla stregua di un protettorato del Friuli Venezia Giulia, per cui lei mette bocca su tutto per tutti. Beh, mi spiace deluderla: per i veneti decidono i veneti" esordisce Chisso sul Corriere del Veneto.
Serracchiani dice che per colpa del Veneto, ed in particolare della sua insistenza sul «tracciato balneare », si è perso tempo nella costruzione della Tav tra Venezia e Trieste.
«I tracciati non c’entrano nulla, la Tav è bloccata perché mancano i fondi. Lo Stato non ha soldi. Prova ne sia che prima della Venezia-Trieste, su cui potremmo pure discutere visto che per il Veneto è altrettanto interessante lo sbocco a Nord, verso Vienna, il governo deve sciogliere il nodo della Verona-Padova che è, in una parola, ferma».
Lei insiste sul tracciato lungo le spiagge? «Voglio che l’Alta Capacità/ Alta Velocità si faccia e sono aperto a qualsiasi soluzione. So che il commissario Mainardi sta lavorando sull’affiancamento alla linea esistente (Serracchiani è favorevole, ndr.), un’ipotesi che ha però di fronte a sé un ostacolo che mi pare insuperabile, vista la scarsità di risorse: come verrebbero bypassati i paesi attraversati dall’allargamento dei binari? Dove si troverebbero i soldi per le gallerie? Oppure pensano di sventrare i centri abitati? Come si vede il problema è complesso e si risolve con difficili mediazioni, non con battute estemporanee come quelle della presidente».
Tornando per un attimo sui binari, si deve perdere ogni speranza di vedere in funzione il sistema metropolitano Smfr? «I lavori proseguono senza sosta, basta leggersi le delibere. Abbiamo chiuso con Rfi l’accordo sull’orario cadenzato, tra giugno e settembre arriveranno i nuovi convogli… ».
Ma a giugno non doveva partire il servizio cadenzato? «E’ slittato tra settembre e novembre».
Intanto le autostrade si svuotano. Ha ancora senso continuare a costruirne, dalla Pedemontana alla Nogara Mare passando per la nuova Valsugana e la Valdastico Nord? «Dio ci scampi da un ragionamento del genere, ci riporta indietro di vent’anni, alle opere bloccate per legge. La crisi, e con essa la riduzione dei flussi di traffico, non sarà infinita e quando l’Italia ripartirà non possiamo farci trovare impreparati. Sarebbe catastrofico ». E le opere, nonostante le inchieste, si devono sempre fare in project financing. «Se si vogliono fare, sì. Altrimenti mi dicano dove trovare i soldi».
Come volevasi dimostrare. Per il Veneto le logiche non sono cambiate.
giovedì 31 maggio 2012
SFMR: BASSANO RIMANE UNA PRIORITÀ
Di recente avevo presentato un'interrogazione all’assessore regionale ai trasporti Renato Chisso in cui domandavo le intenzioni della Regione rispetto
all’elettrificazione della tratta Bassano-Pimolano dopo l’annuncio da
parte del Trentino del progetto di completa elettrificazione della
ferrovia Valsugana.
Nella risposta fornitami, le parole dell’assessore non sono molto convincenti. Bassano rimane la vera priorità se vogliamo che la metropolitana di superficie non resti un miraggio.
Chisso chiama in causa la mancanza di fondi, che tradotto in altre parole significa procrastinare ulteriormente quella che è un’opera strategica. Noi siamo convinti che gli strumenti ci siano, basta la volontà politica e la capacità di riconoscere l’importanza del progetto. I 50 milioni di euro necessari per il completamento dell’elettrificazione tra Bassano e Primolano potrebbero essere coperti almeno in parte dai fondi comunitari che la Regione è chiamata a ripartire. Trento dall’altro versante ha fatto altrettanto: noi non possiamo rimanere indietro, la metropolitana di superficie passa per questi snodi ed è essenziale per il Nordest.
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