Niente rata di giugno per l'IMU. E' questa la decisione presa dal governo Letta. Esulta Berlusconi che dopo
averla introdotta ora ne rivendica l'abolizione. In realtà mi pare che il governo proceda con una certa prudenza, dettata non solo dalle ristrettezze finanziarie. C'è da capire come si possa assicurare autonomia finanziaria ai comuni senza una tassa sui patrimoni locali. Infatti imposte come l'IMU, o prima l'ICI, esistono in tutti i paesi che riconoscono ai comuni una vera autonomia. Certo, dipende da come viene applicata. Tuttavia per capirne un pò di più vale la pena di leggere le pagine di "Federalismo all'italiana", il libro che Luca Antonini ha pubblicato qualche mese fa e che ho avuto il piacere di presentare a Vicenza. Antonini, docente a Padova di diritto costituzionale tributario, è stato, e forse è ancora, presidente della Commissione Tecnica per l'Attuazione del Federalismo Fiscale. E da tutti, a destra come a sinistra, riconosciuto come uno dei massimi esperti in questo campo e il suo nome è circolato anche per la convenzione per le riforme di cui, però, si è persa traccia. Ebbene cosa ci dice sull'IMU Antonini? Che andrebbe profondamente cambiata, tenendo conto che la Commissione che ha presieduto ha evidenziato come un quarto del patrimonio residenziale degli italiani, pari a 6.335
miliardi di euro, sia concentrato nelle mani del 5% del totale dei proprietari di immobili. Tradotto: il 5% dei proprietari detiene il 25% del patrimonio. Concentrando il prelievo su questo 5%, si potrebbe rimodulare l'intera IMU, esentare le categorie deboli e gli immobili produttivi delle imprese. Antonini l'ha chiamata super-IMU, verrebbe
pagata da 21 mila persone fisiche e circa 50 mila imprese, e con
un'aliquota dell'1% genererebbe un gettito di 4 miliardi l'anno. Basta con l' IMU quindi, avanti con la super-IMU. Una proposta che la Commisione aveva studiato proprio sul finire del 2012.
Il libro di Antonini non parla, ovviamente, solo di questo. E' un ritratto senza veli sul percorso accidentato del federalismo in Italia, delle sperequazioni di spesa tra regioni e comuni. Un appello perchè si riprenda la strada dell'equità e dell'efficacia della spesa pubblica senza cadere in false scorciatoie (per inciso Antonini considera sbagliata la rivendicazione leghista del 75%), con l'obiettivo che il principio del pago-vedo-voto possa essere concreta realtà anche nel nostro paese.
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venerdì 17 maggio 2013
lunedì 18 febbraio 2013
LA POLITICA DELLA FORMICA.
Romano Prodi ha rilasciato una lunga intervista al Sole 24 Ore di ieri. Mi ha incuriosito questa formula della "politica della formica", in netta antitesi con molte mirabolanti ricette del "tutto subito" che circolano in queste settimane di campagna elettorale. Il giornalista chiede a Prodi:
Insomma ci vorrebbe un Prodi-tris?
Non scherziamo. Bersani sarà un ottimo primo ministro, nel solco tracciato dai precedenti governi di centro-sinistra. In passato avevo battezzato questa politica come la "politica della formica", che deve lavorare con pazienza, riorganizzando la pubblica amministrazione per contenerne le spese e aumentarne l'efficienza, ma investendo nello stesso tempo nelle risorse umane, dalla scuola alla ricerca, in una politica industriale vera, assente ora nel Paese.
.......
Ha in mente qualche modello in particolare a cui ispirarsi: la Silicon Valley californiana, la Germania, la Cina... Da tutte le storie di successo c'è qualcosa da imparare. Noi abbiamo ottime mani, ottimi cervelli. Dobbiamo ritrovare solo un po' di orgoglio. Il sistema deve sostenere chi cerca di fare e di fare bene. Non ostacolarlo. Tanti sono gli esempi a cui far riferimento. La Corea del Sud si avvicina molto all'Italia per dimensione e, come noi, non possiede materie prime. Ebbene, investendo ogni anno più del 3% del Pil in ricerca e sviluppo, è ora prima al mondo in 7 tra i grandi settori produttivi. Pensate che i tre colossi Samsung, Lg e Hyundai ogni anno investono dall'8 al 10% del fatturato in R&D. Il problema principale, anche per far ripartire il lavoro, è la produzione. È lì la chiave di tutto. In Italia manca da tempo una politica industriale credibile. Di questo ha bisogno il Paese. Di questo hanno bisogno le imprese e i lavoratori. È una strategia faticosa e a lungo termine, proprio l'opposto di quanto emerge dalla maggior parte delle tuonanti dichiarazioni di questa campagna elettorale.
..e più avanti aggiunge....
Volevo ricordare a proposito di chi afferma che il centro-sinistra non è una forza di governo ma il partito della spesa, che non è affatto così. Questo è dimostrato dai numeri dei due esecutivi dei quali ho avuto la responsabilità. In entrambi i governi la quota del debito pubblico è diminuita di oltre dieci punti senza rallentare il trend di crescita. Quali sono questi numeri?
Alla conclusione del mio ultimo governo, a maggio 2008, il rapporto deficit/Pil era al 2,6%, il debito pubblico era di 1.654 miliardi di euro, il rapporto debito/Pil a 106,1. Il 16 novembre 2011 - quando Berlusconi ha lasciato il governo - il rapporto deficit/Pil era salito al 3,8%, il debito pubblico a 1.912 miliardi - ben 258 miliardi di euro in più in soli tre anni. Ora esso ruota attorno ai 2mila miliardi, con il rapporto debito/Pil salito al 120,7%. Gli italiani avranno anche la memoria corta ma i dati restano questi.
Il testo intero dell'intervista
Insomma ci vorrebbe un Prodi-tris?
Non scherziamo. Bersani sarà un ottimo primo ministro, nel solco tracciato dai precedenti governi di centro-sinistra. In passato avevo battezzato questa politica come la "politica della formica", che deve lavorare con pazienza, riorganizzando la pubblica amministrazione per contenerne le spese e aumentarne l'efficienza, ma investendo nello stesso tempo nelle risorse umane, dalla scuola alla ricerca, in una politica industriale vera, assente ora nel Paese.
.......
Ha in mente qualche modello in particolare a cui ispirarsi: la Silicon Valley californiana, la Germania, la Cina... Da tutte le storie di successo c'è qualcosa da imparare. Noi abbiamo ottime mani, ottimi cervelli. Dobbiamo ritrovare solo un po' di orgoglio. Il sistema deve sostenere chi cerca di fare e di fare bene. Non ostacolarlo. Tanti sono gli esempi a cui far riferimento. La Corea del Sud si avvicina molto all'Italia per dimensione e, come noi, non possiede materie prime. Ebbene, investendo ogni anno più del 3% del Pil in ricerca e sviluppo, è ora prima al mondo in 7 tra i grandi settori produttivi. Pensate che i tre colossi Samsung, Lg e Hyundai ogni anno investono dall'8 al 10% del fatturato in R&D. Il problema principale, anche per far ripartire il lavoro, è la produzione. È lì la chiave di tutto. In Italia manca da tempo una politica industriale credibile. Di questo ha bisogno il Paese. Di questo hanno bisogno le imprese e i lavoratori. È una strategia faticosa e a lungo termine, proprio l'opposto di quanto emerge dalla maggior parte delle tuonanti dichiarazioni di questa campagna elettorale.
..e più avanti aggiunge....
Volevo ricordare a proposito di chi afferma che il centro-sinistra non è una forza di governo ma il partito della spesa, che non è affatto così. Questo è dimostrato dai numeri dei due esecutivi dei quali ho avuto la responsabilità. In entrambi i governi la quota del debito pubblico è diminuita di oltre dieci punti senza rallentare il trend di crescita. Quali sono questi numeri?
Alla conclusione del mio ultimo governo, a maggio 2008, il rapporto deficit/Pil era al 2,6%, il debito pubblico era di 1.654 miliardi di euro, il rapporto debito/Pil a 106,1. Il 16 novembre 2011 - quando Berlusconi ha lasciato il governo - il rapporto deficit/Pil era salito al 3,8%, il debito pubblico a 1.912 miliardi - ben 258 miliardi di euro in più in soli tre anni. Ora esso ruota attorno ai 2mila miliardi, con il rapporto debito/Pil salito al 120,7%. Gli italiani avranno anche la memoria corta ma i dati restano questi.
Il testo intero dell'intervista
venerdì 14 settembre 2012
PROGETTO PLUTO: DOCUMENTI PUBBLICI
Oggi ho messo a disposizione dei Sindaci di
Longare e di Vicenza, del Commissario della Provincia Attilio Schneck e
di tutti i soggetti che nel territorio si battono per affermare un
indispensabile principio di trasparenza il documento sul Site Pluto di Longare. La documentazione
proviene dal CO.MI.PAR, il Comitato paritetico di consultazione sulle servitù militari, organismo regionale, presso il quale è stata depositata dai comandi americani .
Come Partito
Democratico porteremo in Consiglio Regionale una mozione per impegnare
la Giunta ad assicurare che gli enti locali siano ascoltati e coinvolti
nel parere che il Co.mi.par dovrà esprimere. È indispensabile
che la voce del territorio sia tutelata, anche nei
confronti del Governo nazionale.
Il progetto (vedi
allegato) prevede investimenti per oltre 20 milioni di euro. Ci sono
aspetti ambientali da valutare, tanto che è già stata richiesta una
Valutazione di Incidenza Ambientale, ci sono aspetti
viabilistici, e pure di sicurezza. Un insediamento in cui si prevedono
muri di protezione dai 2 a oltre i 5 metri di altezza fa riflettere e
porta a chiedersi se un attività del genere non potesse trovare spazio
nella già cospicua superficie della base Ederle
2. Comunque da oggi tutto più chiaro e trasparente. Per tutti.
martedì 3 luglio 2012
SERVIZIO IDRICO: ZAIA CI RISPARMI IL MELODRAMMA, SAPEVA DEL RISCHIO DI IMPUGNAZIONE
L’impugnazione della legge sul servizio idrico? Zaia ci risparmi il melodramma, avevamo denunciato per tempo il rischio che adesso si è concretizzato. Tutti sapevano che il rischio dell’impugnazione c’era, perché la legge pretende di intervenire su una materia, quella delle tariffe, riservata allo stato.
Il melodramma io lo lascerei fare all’Arena. Il Presidente della Regione dovrebbe lavorare per risolvere i problemi posti dall’impugnazione della legge e dovrebbe farlo abbandonando i panni del comiziante. Invece Zaia, per ragioni di pura tattica di partito, sembra snobbare qualsiasi momento di negoziato con il Governo, a partire da quello indispensabile sui costi e sui meccanismi della Sanità. La Lega il suo congresso l’ha celebrato: adesso per piacere si torni a discutere nel merito dei problemi, lasciando da parte le bandiere e le barricate.
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