La scorsa settimana il Consiglio Regionale ha discusso e votato il "Rapporto sugli affari europei", il
resoconto del come e dove sono stati spesi i fondi europei della programmazione 2007/2013. Si tratta di 2,22 miliardi di euro (si, proprio miliardi) che nelle intenzioni dovevano rendere il Veneto "più attraente per le imprese e cittadini", come recitava l'obiettivo principale dei documenti del 2007. Il Veneto avrebbe dovuto abbandonare "il modello della crescita quantitativa per avviarsi sulla strada della crescita qualitativa", accelerando sui settori ad alto valore aggiunto, rigenerando le risorse produttive consumate dallo sviluppo, garantendo un maggior accesso alle conoscenze, alle reti materiali e immateriali, sempre secondo i documenti alla base dell'uso dei fondi. Certo, nel frattempo è arrivata la peggior crisi del dopoguerra e anche le risorse dei fondi europei sono state, in parte, dirottate per parare i colpi, come nel caso della cassa integrazione. Tuttavia la polverizzazione dei finanziamenti, più di duemila solo per le azioni di innovazione, la scarsa definizione di reali misure strutturali e strategiche, si veda il caso della creazione di un polo scientifico-tecnologico di rango internazionale e della realizzazione della metropolitana regionale (ancora al di là dal venire), dimostrano che non basta spendere, bisogna spendere bene. Se ci confrontiamo con le altre regioni europee scopriamo che la spesa per ricerca e sviluppo in Veneto è ben lontana dal target europeo (1.04% contro il l'obiettivo del 1.5% del pil), fallito l'incremento del 5% di utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico, nella classifica della competitività delle regioni europee siamo al 158° posto su 262 regioni. Si poteva far meglio, si dovrà far meglio visto che ora si apre la nuova fase dei fondi per il periodo 2014/2020. Altri due miliardi di euro da investire secondo tre parole d'ordine: sviluppo sostenibile, intelligente, inclusivo. I risultati della programmazione che si chiude devono servire da lezione.
Il link alla rendicontazione sui fondi europei
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mercoledì 6 novembre 2013
giovedì 18 ottobre 2012
ALLUVIONE, PROROGA DEI TERMINI PER I LAVORI: I COMUNI HANNO BISOGNO DI RISPOSTE
Credo sia fondamentale che la Regione intervenga per sbloccare una fase di stallo inaccettabile, i Comuni devono sapere cosa possono fare. Ci sono lavori in corso, fermi o pronti a partire che aspettano solo la risposta del Commissario. Per questo ho presentato alla giunta regionale un’interrogazione in merito alla mancata risposta da parte del Commissario straordinario per l’alluvione alle varie istanze di proroga, presentate dai Comuni, per poter completare la contabilità dei lavori di somma urgenza e procedere alla sua presentazione per l’approvazione e la successiva liquidazione. Una mancanza di risposta che lascia le Amministrazioni nell’incertezza sulla possibilità di eseguire gli interventi o sulla liquidazione delle somme previste per quelli già eseguiti e, in alcuni casi, già anticipate dai Comuni. Tra i casi "aperti" a Vicenza figurano ad esempio la sistemazione dei giardini delle scuole e di diversi viali alberati.
Ci risulta che ci siano domande di tanti Comuni sul tavolo del Commissario in cui viene chiesta la possibilità di prorogare i termini per quei lavori post-alluvione che non sono ancora conclusi o che per i più diversi motivi non sono stati ancora fatti. Alle Amministrazioni serve una risposta chiara perché questa fase di stallo le sta mettendo in seria difficoltà: non solo per l’incertezza sui finanziamenti e la programmazione degli interventi, ma anche per il rischio di possibili ricorsi e rifusione dei danni da parte di imprese e cittadini anche in relazione alla mancata esecuzione di interventi. Chiedo alla Regione di farsi parte attiva perché arrivino risposte e siano risposte all’insegna della responsabilità. Per non far pagare una volta di più ai Comuni e ai cittadini le conseguenze dell’alluvione.
Le varie Amministrazioni comunali hanno chiesto al Commissario una proroga per poter completare la contabilità dei lavori: alcune opere, inserite negli elenchi degli interventi di somma urgenza dal Commissario, sono ancora in fase di contabilizzazione finale, altre sono in corso e altre, pur essendo iniziate subito a ridosso dell’alluvione, sono state prudenzialmente interrotte in r quanto l’elenco è stato reso noto solo a fine dicembre 2011 e non vi era pertanto certezza delle somme. Oltre alla mancata sicurezza del finanziamento, varie Amministrazioni comunali hanno infine ritenuto di fare una scelta di buon senso procrastinando l’ultimazione di alcuni interventi al fine di non arrecare ai già provati cittadini e alle strutture pubbliche come le scuole ulteriori disagi, rinviando così ai mesi estivi il completamento delle opere.
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