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sabato 9 marzo 2013

ANCORA SULLO TSUNAMI. MA QUELLO DEL GIAPPONE

Due anni fa le coste del Giappone venivano colpite da uno catastrofico tsunami. Migliaia le vittime (oltre 11.000 i morti e più di 16.000 i dispersi), enormi di danni e ancora indeterminabili le conseguenze dell'incidente nucleare di Fukushima. Oggi il sito del Corriere ospita una galleria fotografica sulla ricostruzione. Nel vedere le immagini di quanto realizzato viene in mente una delle tante folgoranti descrizioni che Fosco Maraini, profondo conoscitore della cultura nipponica, ci ha lasciato. «Prendiamo un’operazione qualsiasi, costruire un edificio, pubblicare un libro, aprire un negozio, girare un film. Dividiamo l’impresa in cento parti. I giapponesi ne dedicheranno settanta, ottanta a pianificazioni minutissime, a conciliaboli (sodan) senza fine, alla ricerca di un accordo di massima tra dirigenti di vari livelli; dopo di che si passa alla messa in opera, all’esecuzione che ha luogo con grande rapidità ed efficienza; in questo secondo momento il piano diventa per così dire sacro, non si tocca, non si corregge, non si aggiusta».
Il link alla galleria fotografica

martedì 26 febbraio 2013

LO TSUNAMI E I SOPRAVVISSUTI

"uno dei fenomeni più catastrofici è l'effetto che un terremoto può avere sulle acque superficiali e sotterranee e consiste nella possibilità che un sisma scateni violenti maremoti (tsunamis), capaci di generare lungo le coste onde alte anche decine di metri....". L'efffetto è spazzar via quanto esiste sulla costa , qualcosa resiste altro se ne va nei gorghi. Nello studio di questi fenomeni innanzitutto va individuata la faglia profonda, il luogo dove si è generata tanta energia e capirne i motivi. In natura infatti niente è senza una causa. Seguirne poi l'evoluzione, prevenirne i danni, avvisare la popolazione, se possibile. Può essere che qualche segnale sia stato trascurato, o sottovalutato. Pure certe previsioni o convinzioni sull'andamento del fenomeno possono essere errate. Anche questo occorre capire. Esaminare quindi cosa si è salvato e cosa no, è perchè. Poi tocca ai sopravvissuti ricostruire.